MUSEO STATALE DI OSWIECIM

Per cinque anni il campo di concentramento di Auschwitz suscitò una sensazione di terrore tra le popolazioni dei paesi occupati dai nazisti durante la II guerra mondiale. Il campo fu fondato nel 1940 per i prigionieri politici polacchi. Inizialmente doveva servire da strumento di terrore e di sterminio dei polacchi. Successivamente i nazisti iniziarono a deportarvi gente di tutta Europa, principalmente ebrei provenienti da Stati diversi, ma anche prigionieri bellici sovietici e zingari. Tra i detenuti vi erano anche cechi, jugoslavi, francesi, austriaci, tedeschi, ecc. Durante tutto il periodo di esistenza del campo vi continuarono ad arrivare trasporti di prigionieri politici polacchi. Al termine della campagna di settembre nel 1939 la città di Oswiecim e le località situate nei suoi dintorni furono annesse al Terzo Reich. Nello stesso tempo i nazisti cambiarono il suo nome in Auschwitz. Già verso la fine del 1939 nell'Ufficio del Comando Supremo delle SS e della Polizia a Wroclaw era nata l'idea della creazione di un campo di concentramento. La proposta di creazione di questo campo fu motivata con l'affollamento delle prigioni esistenti in Slesia e con la necessità di condurre una nuova ondata di arresti di massa tra la popolazione polacca della Slesia e del Governatorato Generale. Alcune commissioni a tal fine appositamente scelte, iniziarono a cercare un posto adatto all'installazione del campo. La scelta cadde sulle caserme prebelliche abbandonate di Oswiecim. Esse si trovavano fuori del centro abitato, ciò dava la possibilità di ampliare ed isolare le costruzioni. Aveva un suo peso anche il fatto che Oswiecim disponesse di una buona rete di comunicazioni, essendo uno dei più importanti nodi ferroviari. L'ordine di fondazione del campo fu emanato nell'aprile del 1940. Rudolf Hoss ne fu nominato comandante. Il 14 giugno 1940 la Gestapo condusse i primi prigionieri ad Auschwitz: 728 polacchi del carcere di Tarnow. All'inizio nel campo erano presenti 20 edifici (di cui 14 con il solo pianterreno e 6 anche con il 1° piano). Negli anni 1941-1942, con il lavoro degli internati, fu aggiunto un piano a tutti gli edifici a pianterreno e furono costruiti altri otto nuovi edifici. Complessivamente il campo disponeva di 28 edifici di un piano (senza contare le cucine e le baracche dell'amministrazione). La quantità media dei detenuti oscillava tra i 13.000 e i 16.000, superando una volta sola nel 1942 i 20.000. I prigionieri erano alloggiati nei blocchi, sfruttando anche le soffitte e i seminterrati. Parallelamente all'aumento del numero degli internati aumentava l'area territoriale del campo, che si trasformò in un enorme complesso di sterminio. Il campo di concentramentodi Oswiecim (Konzentrationslager Auschwitz I) divenne il campo madre (Stammlager) per tutta la rete dei nuovi campi. Nel 1941 ci si accinse alla costruzione di un altro campo di concentramento, chiamato in seguito Konzentrationslager Auschwitz II - Birkenau, nel paese di Brzezinka a 3 km di distanza, e nel 1942 fu costruito un altro campo di concentramento a Monowice, vicino Oswiecim (Konzentratioslager Auschwitz III), sui terreni circostanti le officine della IG Farbenindustrie. Inoltre negli anni 1942-1944 sorsero circa 40 filiali del campo di concentramento di Auschwitz dipendenti dal Konzentrationslager Auschwitz III, collocate per lo più nelle vicinanze di fonderie, miniere e fabbriche che sfruttavano i detenuti quale manodopera a basso costo. I campi di concentramento di Oswiecim (KL Auschwitz I) e di Brzezinka (KL Auschwitz II - Birkenau) sono attualmente conservati quali musei e accessibili al pubblico. Al loro interno le cose più interessanti sono: a Brzezinka i resti dei quattro crematori, delle camere a gas e dei roghi, lo scalo ferroviario dove venivano selezionati i deportati al campo, lo stagno con le ceneri umane; a Oswiecim il "Blocco della Morte". Inoltre in entrambi i campi di concentramento sono conservati i blocchi e parte delle baracche carcerarie, i cancelli d'entrata ai campi, le garitte e le torrette delle SS e il recinto di filo spinato. Alcune cose distrutte dalle SS sono state ricostruite con gli elementi originali: ad esempio i forni del crematorio I. Alcuni reparti furono completamente distrutti dai nazisti per cancellare le tracce dei loro crimini. In alcuni casi quando lo richiese l'importanza del problema, il museo li ha ricostruiti e collocati nei posti dove si trovavano durante il periodo di attività del campo di concentramento. Sono innanzitutto il "Muro della Morte" e la forca collettiva sul piazzale dell'appello. Nell'area della prima parte del campo di concentramento di Oswiecim (KL Auschwitz I), nei blocchi carcerari si trova una mostra che presenta la storia del KL Auschwitz e delle esposizioni nazionali. All'ex campo di concentramento di Auschwitz si accede per una porta sovrastata dalla scritta cinica "Arbeit macht frei" (Il lavoro rende liberi). Per questa porta i detenuti si recavano e tornavano dal lavoro massacrante di tutti i giorni. Sulla piccola piazzetta accanto alle cucine l'orchestra del campo suonava delle marce che dovevano razionalizzare il passaggio di migliaia di internati e facilitarne la conta degli uomini delle SS.

 

Blocco 4

Sala 1, pianoterra

Il KL Auschwitz era il maggior campo di concentramento nazista per polacchi e detenuti di altre nazionalità che il nazismo condannò all'isolamento e alla morte graduale per fame, per il lavoro pesante, per gli esperimenti, ed anche alla morte immediata in seguito ad esecuzioni singole e collettive. Dal 1942 il campo di concentramento diventò anche il maggior centro di sterminio degli ebrei europei. La maggioranza degli ebrei deportati al KL Auschwitz morì nelle camere a gas immediatamente dopo l'arrivo, senza alcuna registrazione e schedazione. Anche per questo è molto difficile determinare la cifra esatta degli uccisi. Da molti anni questo problema è oggetto di discussione degli storici di molti paesi, i quali forniscono diverse stime generalmente non superiori ad 1,5 milioni. Continuano ancora le ricerche di documentazione supplementare la quale renderebbe possibile una maggior precisazione di quella cifra. L'urna con un pugno di ceneri raccolte nell'area del campo di concentramento ricorda coloro che vi sono morti.

 

Sala 2, pianoterra

Nel KL Auschwitz morirono cittadini di molti stati, uomini di diverse convinzioni politiche e religiose, popolazione civile, membri della resistenza e prigionieri bellici. Nel 1941 il Reichfuhrer delle SS Heinrich Himmler designò il campo di concentramento di Auschwitz come luogo per la realizzazione del programma di totale sterminio della popolazione ebrea. Rudolf Hoss, comandante del campo, cita nelle sue memorie le parole di Himmler, spiegando i motivi della decisione di questi: "I campi di sterminio dell'Est non si confanno ad un'azione programmata su vasta scala. Perciò ho destinato a questo scopo anche Auschwitz, tenendo conto sia della sua ottima ubicazione per quanto concerne i trasporti, sia della possibilità di poter facilmente isolare e mascherare quell'area". Nei primi mesi del 1942 si dette inizio allo sterminio di massa degli ebrei. I primi trasporti di ebrei condannati al massacro giunsero al KL Auschwitz dall'Alta Slesia, poi anche dal Governatorato Generale e, dalla primavera, cominciarono ad arrivare treni pure dalla Slovacchia, dalla Francia, dal Belgio e dall'Olanda; in autunno altri carichi umani affluirono dalla Germania, dalla Norvegia, dalla Lituania e da altri paesi dell'Europa occupata. Quasi immediatamente dopo l'aggressione nazista dell'Unione Sovietica furono deportati a Auschwitz prigionieri di guerra sovietici, in violazione di tutte le disposizioni del diritto internazionale. In base alla quantità dei numeri assegnati è stato calcolato che circa 12.000 prigionieri bellici sono stati registrati qui. In un periodo di circa 5 mesi morirono 8.320 persone, in parte uccise col gas, in parte fucilate o morte di stenti. Una delle prove di questo crimine è la copia originale del registro dei decessi, custodita attualmente nell'Archivio del Museo: alcune pagine fotocopiate di questo registro sono esposte sotto vetro. Degne di particolare attenzione sono le rubriche dove sono stati registrati, con intervalli di 5-10 minuti, ora e motivi fittizi della morte. Nel KL Auschwitz furono sterminati anche 21.000 zingari. Una delle prove di questo crimine sono i registri del campo degli zingari, rubati e nascosti dai detenuti. Alcune pagine fotocopiate dei suddetti registri sono esposte sotto vetro.

 

Sala 3, pianoterra

La maggior parte degli ebrei condotti allo sterminio nel KL Auschwitz era convinta di essere deportata ad abitare aree dell'Europa orientale. Furono ingannati soprattutto gli ebrei provenienti dalla Grecia e dall'Ungheria, ai quali i nazisti vendettero inesistenti terreni edilizi, fattorie, negozi, e offrirono lavoro in fabbriche fittizie. Anche per questo motivo spesso portavano con sé al campo di concentramento le cose più preziose che possedevano. La distanza che separava gli arrestati dal KL Auschwitz toccava i 2.400 km. Percorrevano quella distanza in vagoni merce piombati e sigillati, senza ricevere alcun vitto. Schiacciati nei vagoni, viaggiavano verso Auschwitz a volte 7 e persino 10 giorni. Quando all'arrivo venivano tolte le spranghe che bloccavano le porte dei vagoni, risultava spesso che parte dei deportati, soprattutto vecchi e bambini, era deceduta; i rimanenti si trovavano in uno stato di estremo esaurimento. I treni si fermavano alla stazione merci di Auschwitz. Nel 1944, quando fu terminata la costruzione di un apposito scalo ferroviario, proseguivano fino a Brzezinka (KL Auschwitz II - Birkenau), dove gli ufficiali e i medici delle SS selezionavano gli ebrei deportati, inviando gli abili al lavoro al campo e i ritenuti inabili alle camere a gas. Secondo le dichiarazioni di Rudolf Hoss, circa il 70-75% degli internati è stato portato alle camere a gas. Dell'esposizione fanno parte alcune fotografie originali di un album di circa 200 fotografie scattate nel 1944 da un uomo delle SS a Birkenau durante le operazioni di sterminio degli ebrei dall'Ungheria. Nel complesso di morte di Auschwitz troviamo tra i luoghi di sterminio il posto delle esecuzioni, le camere a gas, i crematori, le fosse e i posti dei roghi.

 

Sala 4, primo piano

Nel modello della camera a gas e del crematorio II si possono vedere le persone che entrano nello spogliatoio sotterraneo. Sono tranquilli, dopo la selezione i nazisti li hanno assicurati che li portano a lavarsi. E' stato ordinato loro di togliersi gli abiti e di passare in un altro locale sotterraneo simile ad un bagno. Al soffitto sono installate delle docce per le quali non è mai passata una goccia d'acqua. In questo locale di 210 mq di superficie sono condotte circa 2.000 vittime. Dopo la chiusura della porta della camera a gas viene esalato nel locale da fessure nel soffitto il gas "Ziklon B". Nel giro di 15-20 minuti le vittime muoiono soffocate. Ai cadaveri vengono estratti i denti d'oro, tagliati i capelli, sfilati gli anelli e gli orecchini, poi i corpi sono trasportati ai forni crematori situati al pianoterra, o, quando questi non sono sufficienti, bruciati sui roghi. Sulle pareti dell sala sono appese 3 fotografie scattate illegalmente da un detenuto nel 1944. Raffigurano delle donne portate alla camera a gas e la cremazione dei cadaveri sul rogo. Il "Ziklon B" era prodotto dalla ditta "Degesch", la quale nel periodo 1941-1944 guadagnò circa 300.000 marchi dalla sua vendita. Soltanto ad Auschwitz negli anni 1942-1943 ne furono usati 20.000 kg. Secondo il comandante Hoss per uccidere circa 1.500 persone erano necessari 5-7 kg di gas. Dopo la liberazione nei magazzini del campo di concentramento sono stati ritrovati mucchi di barattoli vuoti di "Ziklon B", ma anche di barattoli pieni pronti per essere usati. Nella vetrina accanto a quella dei cristalli di "Ziklon B" si trovano alcuni documenti, ordini di partenza dal campo per i camion, per Dessau, dopo la consegna del gas.

 

Sala 5, primo piano

Quando l'Esercito Sovietico giunse ad Auschwitz trovò circa 7.000 kg di capelli conservati in sacchi nei magazzini del campo di concentramento. Erano i resti dei capelli che le autorità del campo non erano riuscite a vendere e a inviare alle fabbriche situate nel cuore del III Reich. L'analisi dei capelli ritrovati condotta nell'Istituto di Perizia Giudiziaria vi ha rivelato la presenza di acido prussico, elemento venefico proprio dei preparati noti sotto il nome di "Ziklon". Con i capelli umani le ditte tedesche producevano fra l'altro traliccio. Le balle di traliccio ritrovate a Kietrz - attualmente esposte al Museo di Oswiecim-Auschwitz - sono state analizzate all'Istituto di Medicina Legale. I risultati dell'analisi hanno confermato che si tratta di capelli umani, molto probabilmente di donne. I denti d'oro estratti ai cadaveri degli uccisi erano fusi in barre e inviati all'Ufficio Sanitario Centrale delle SS. Le ceneri umane erano usate come fertilizzanti o gettate negli stagni circostanti e nei letti dei fiumi.

 

Sala 6, pianoterra

Tutti gli averi portati al campo di concentramento dai deportati erano confiscati, immagazzinati e successivamente inviati nel cuore del III Reich per i bisogni delle SS, della Wehrmacht e della popolazione civile. Degli oggetti appartenuti alle persone uccise nelle camere a gas approfittavano pure gli uomini delle SS che facevano parte del corpo di guardia del campo. Si rivolgevano al comandante chiedendo che venissero loro ceduti carrozzine, corredi per neonati ed altre cose. Nonostante le continue partenze di treni carichi di averi depredati, non solo i magazzini erano sempre strapieni, ma fra di loro si accumulavano cataste di bagagli non catalogati. Con l'avvicinarsi dell'Esercito Sovietico ad Auschwitz i magazzini furono rapidamente svuotati, inviando in Germania soltanto gli oggetti più preziosi. Qualche giorno prima della liberazione del campo - nell'ambito dell'operazione di cancellazione delle tracce dei crimini - i nazisti dettero fuoco ai magazzini. Andarono in fumo 30 baracche; nelle rimanenti dopo la liberazione furono trovate migliaia di scarpe, vestiti, spazzole, pennelli da barba, occhiali, protesi, ecc.

Blocco 5

Nelle seguenti sale si trovano gli oggetti ritrovati dopo la liberazione, appartenuti ai condannati a morte. Si tratta di paramenti di ebrei, scarpe, valigie con i cognomi e gli indirizzi degli ebrei deportati al campo di concentramento, bacinelle, protesi, occhiali, spazzole, ecc.

Blocco 6

Sala 1, pianoterra

Parte degli internati dei convogli che arrivavano al KL Auschwitz era portata direttamente al campo senza essere sottoposta a selezione. Lì morivano in seguito alla fame, alle esecuzioni, al lavoro sovrumano, alle punizioni, alle micidiali condizioni igieniche, agli stenti, alle malattie e alle epidemie. Il dirigente del campo di concentramento comunicava loro, fin dal primo giorno, di "...essere giunti ad un campo di concentramento in cui l'unica uscita è quella dei camini dei forni crematori". Al campo erano condotti anche quei pochi ebrei degli enormi convogli riconosciuti abili al lavoro nella selezione effettuata dai medici delle SS. Ai nuovi arrivati venivano confiscati i vestiti e qualsiasi effetto personale, si rasava loro i capelli, sottoponendoli in un secondo tempo alla disinfezione e al bagno. Alla fine di queste operazioni venivano contrassegnati con un numero e registrati. Inizialmente ogni detenuto veniva fotografato in tre pose diverse. Nel 1943 fu introdotto il tatuaggio. Il KL Auschwitz era l'unico campo di concentramento nazista dove i numeri di matricola dei prigionieri venivano tatuati. A seconda dei motivi dell'arresto, i detenuti erano contrassegnati da triangoli di diverso colore, cuciti sulle casacche degli internati insieme al numero di matricola. Una parte degli internati portava triangoli di colore rosso, assegnato ai prigionieri politici. I detenuti ebrei ricevevano una stella formata da un triangolo di colore giallo incrociato con un triangolo che doveva indicare il motivo del loro arresto. I triangoli neri erano destinati agli zingari e ai detenuti ritenuti asociali dai nazisti. Agli studiosi delle Sacre Scritture erano assegnati dei triangoli viola, agli omosessuali rosa e ai criminali verdi. La sottile casacca carceraria non proteggva gli internati dal freddo. I cambi di biancheria si succedevano ad intervalli plurisettimanali e persino mensili, e gli internati non avevano possibilità di lavarla. Ciò era causa di diffusione di epidemie di diverse malattie, in particolare del tifo petecchiale, della febbre tifoidea e della scabbia.

 

Sala 2

Per tutto il periodo di esistenza del KL Auschwitz sono stati registrati circa 400.000 detenuti di entrambi i sessi e di diverse nazionalità, prigionieri bellici sovietici, detenuti a scopo correzionale e detenuti alloggiati nel blocco n.11 a disposizione del tribunale speciale di polizia presso la Gestapo a Katowice. Le lancette dell'orologio del campo scandivano impietosamente e monotamente il tempo che restava da vivere al detenuto. Dal gong della mattina a quello della sera, da una scodella di minestra all'altra, dal primo appello fino a quello in cui le spoglie del detenuto erano contate per l'ultima volta. Uno dei tormenti della vita del campo erano gli appelli durante i quali si controllava il numero dei detenuti. Duravano a volte per ore, in alcuni casi anche più di dieci ore (può servire da esempio l'appello del 6 Luglio 1940, prolungatosi per ben 19 ore). Le autorità del campo ordinavano spesso appelli punitivi durante i quali gli internati dovevano stare a lungo rannicchiati o in ginocchio, e si verificano casi in cui si ordinava di tenere le mani alzate in alto per qualche ora.

 

Sala 3, primo piano

Oltre alle esecuzioni e alle camere a gas, un efficace mezzo di sterminio era il lavoro. I detenuti erano utilizzati in diversi settori lavorativi. Inizialmente lavorarono all'ampliamento del campo di concentramento livellando il terreno, costruendo nuovi blocchi e baracche, strade, canali di prosciugamento. Successivamente cominciò a far sempre più uso dei detenuti, quale manodopera a basso costo, l'industria del III Reich. Ai detenuti spesso era ordinato di eseguire il lavoro in fretta, senza un attimo di riposo. I ritmi di lavoro, le razioni alimentari da fame e le continue percosse e angherie accrescevano la mortalità. Durante il ritorno al campo delle squadre di lavoro i morti e i feriti dai manganelli e dalle pale venivano trascinati, trasportati su carriole e carri. Ai lavori più pesanti apparteneva quello al rullo compressore, un modello del quale fa parte dell'esposizione. Il primato nell'occupazione dei detenuti era del gruppo industriale tedesco IG Farbenindustrie che costruì a Monowice, vicino Oswiecim, una fabbrica per la produzione di gomma sintetica e la raffinazione della benzina: la Buna-Werke. La maggior parte dei campi di concentramento (filiali di Auschwitz) fu situata in Slesia nelle vicinanze di fonderie, miniere e fabbriche. I detenuti lavoravano qui, tra l'altro, all'estrazione del carbone, alla produzione di armi e di prodotti chimici, alla cosrtuzione e all'ampliamento di opifici.

 

Sala 4, pianoterra

Il valore dell'alimentazione quotidiana nel campo era di circa 1.300-1.700 calorie. A colazione il detenuto riceveva circa mezzo litro di "caffè", ovvero un decotto di erbe; a pranzo circa un litro di minestra senza carne, spesso cotta con verdure avariate. La cena consisteva in circa 300-350 grammi di pane nero duro come pietra, in quantità irrisorie di un altro alimento (ad esempio 20 grammi di salame o 30 grammi di margarina o formaggio) e da un liquido d'erbe o "caffè". Il lavoro pesante e la fame causavano l'esaurimento totale dell'organismo. La carenza di alimenti sufficienti portava spesso alla morte per fame. Le fotografie collocate sulle tavole a muro, scattate dopo la liberazione del campo, mostrano detenute di un peso che varia dai 23 ai 35 kg.

 

Sala 5, pianoterra

E' difficile oggi immaginare le scene tragiche che si svolgevano quotidianamente nel campo di concentramento. Gli ex detenuti artisti nella loro creazione hanno cercato di rendere l'atmosfera di "quei giorni". Sono le loro testimonianze, messe in forma plastica, raffiguranti diverse scene della vita del campo. Nel Museo si trova una ricca collezione di opere con questa tematica.

 

Sala 6, pianoterra

Ad Auschwitz erano presenti pure bambini portati al campo insieme agli adulti. Erano soprattutto bambini ebrei e zingari, ma anche polacchi e russi. Nel campo ricevevano lo stesso trattamento degli adulti. La maggior parte dei bambini ebrei perì nelle camere a gas immediatamente dopo l'arrivo. Pochi, selezionati, erano condotti al campo, dove erano soggetti allo stesso rigore degli altri. Alcuni bambini (ad esempio i gemelli) servivano da cavie per esperimenti criminali. Gli altri dovevano lavorare duramente. I bambini condotti al campo di concentramento erano registrati e spesso contrassegnati come prigionieri politici. Le loro fotografie si trovano nella sala insieme a quelle dei bambini salvati dall'Esercito Sovietico.

Blocco 7

Pianoterra

Le condizioni abitative, sebbene differenti nei vari periodi di esistenza del campo, furono sempre disastrose. I detenuti arrivati con i primi convogli dormivano sulla paglia sparsa sul pavimento di cemento; successivamente si usarono i pagliericci. In una sala che poteva contenere a fatica 40-50 persone, dormivano circa 200 persone. I pancacci a tre piani introdotti successivamente non migliorarono di molto le condizioni abitative. Per ogni piano dei pancacci dormivano in genere due detenuti. Per coprirsi erano disponibili soltanto dei ritagli di coperte sporche e lacere. Di migliori condizioni abitative godevano i prigionieri addetti a funzioni amministrative, ai quali di norma venivano assegnati locali separati. Nel campo madre la maggior parte degli internati abitava in blocchi in muratura ad un piano; a Birkenau invece in baracche senza fondamenta direttamente sulla terra acquitrinosa.

 

Sala 6

Le fotografie e i modelli dei due tipi di baracche a Birkenau (in muratura ed in legno) mostrano le condizioni abitative e sanitarie nel campo di concentramento.

 

Sala 7

Il clima malarico di Oswiecim, le pessime condizioni abitative, la fame, il vestiario insufficiente e impotente contro il freddo, non cambiato e non lavato per lunghi periodi, i topi e gli insetti erano causa della diffusione di malattie ed epidemie che decimavano i prigionieri del campo. Molti malati non venivano accettati in ospedale per il troppo affollamento. In tale situazione i medici delle SS conducevano periodicamente delle selezioni sia tra i malati e i convalescenti in ospedale, sia tra gli internati alloggiati in altri blocchi. I più deboli e coloro che non davano speranze di pronta guarigione erano portati nelle camere a gas oppure soppressi in ospedale con iniezioni di fenolo al cuore. Anche per questo i detenuti spesso chiamavano l'ospedale "anticamera del crematorio". Come in altri campi di concentramento anche nel KL Auschwitz i medici delle SS eseguirono molti esperimenti criminali sui prigionieri. Il prof. dott. Carl Clauberg, al fine di elaborare un metodo per lo sterminio biologico dei popoli, praticava nel blocco 10 sulle donne ebree criminosi esperimenti di sterilizzazione. Il dott. Joseph Mengele, nell'ambito delle sue ricerche genetiche e antropologiche, sottoponeva i bambini ad esperimenti (gemelli e menomati fisici). Ad Auschwitz sono state condotte pure prove di applicazione di nuovi farmaci e preparati: venivano sfregate sostanze tossiche sull'epidermide dei detenuti, venivano effettuati innesti di pelle, ecc.  Centinaia di uomini e donne perirono durante gli esperimenti e coloro che sopravvissero riportarono danni seri alla salute e mutilazioni permanenti.

Blocco 11 - Il Blocco della Morte

Il cortile tra i blocchi 10 e 11 è recintato da ambo i lati da un alto muro. Le persiane in legno fissate alle finestre del blocco 10 dovevano rendere impossibile l'osservazione delle esecuzioni. Al "Muro della Morte" le SS fucilarono migliaia di prigionieri (soprattutto polacchi). Nel cortile del blocco 11 erano eseguite pure le fustigazioni e la pena del paletto, che consisteva nell'appendere i detenuti per le mani legate dietro la schiena. Il blocco 11 era isolato dal resto del campo. Nei suoi sotterranei si trovava la prigione del campo. Anch'essa, come il pianterreno del blocco 11, è oggi conservata come museo.

 

Pianoterra

Nel primo locale a destra stavano gli uomini di guardia delle SS. Nelle altre sale a destra e a sinistra del corridoio erano alloggiati i prigionieri in attesa della sentenza del tribunale speciale, che arrivava al KL Auschwitz da Katowice e, dopo sedute di 2-3 ore (nella prima sala a sinistra), emanava spesso decine e decine di condanne a morte. I condannati venivano giustiziati al "Muro della Morte". Prima della fucilazione tutti dovevano spogliarsi nei bagni (a metà corridoio) dove, nel caso in cui il numero dei condannati a morte fosse stato ridotto, avvenivano le esecuzioni. Nell'ultima sala a sinistra si trovano le fotografie dei quadri dell'ex detenuto Wladislaw Siwek raffiguranti il tribunale speciale, le selezioni nei sotterranei e lo svolgimento delle esecuzioni nel cortile del blocco 11. Il sistema di punizioni applicato dalle SS nei campi di concentramento nazisti era una delle parti del piano premeditato di sterminio degli internati. Il detenuto poteva essere punito per tutto. Si puniva il detenuto per aver colto una mela, per aver sbrigato un bisogno fisiologico durante il lavoro, per essersi estratto un dente d'oro per barattarlo con un tozzo di pane, o perché si riteneva che lavorasse troppo lentamente. Si puniva i detenuti con le fustigazioni, appendendoli ad appositi paletti per le mani legate dietro la schiena, rinchiudendoli nei sotterranei del blocco 11, con lavori punitivi speciali, con esercitazioni punitive, obbligandoli a stare in posizione eretta o mandandoli nelle squadre punitive. Nell'esposizione si trova il cavalletto originale per le fustigazioni, il paletto al quale venivano appesi i prigionieri e una forca mobile alla quale si eseguivano le condanne a morte. I detenuti mandati nelle squadre punitive ricevevano razioni alimentari ridotte ed erano obbligati ad eseguire i lavori più duri e più massacranti quali ad esempio il ripulire gli stagni per i pesci dai giunchi, lo scavo di canali di prosciugamento, il livellamento del terreno. Nell'ultima sala a destra è mostrato il destino dei prigionieri arrestati dalla polizia, deportati al KL Auschwitz e alloggiati separatamente come categoria particolare di detenuti.

 

I sotterranei

Nel settembre 1941 furono fatte qui prove di uccisioni di massa con il "Ziklon B". Morirono allora circa 600 prigionieri bellici sovietici e 250 detenuti malati dell'ospedale del campo. Nelle celle degli scantinati erano rinchiusi i prigionieri del campo e la popolazione civile sospettata di avere contatti con i detenuti e di averli aiutati nelle evasioni, i prigionieri condannati alla morte per fame per la fuga del loro compagno, coloro che erano ritenuti colpevoli di trasgressione del regolamento del campo e nei confronti dei quali si conducevano delle indagini. Le autorità del campo svolgevano selezioni periodiche nelle celle, definite "cernite" o "pulizia dei bunker". I detenuti scelti venivano fucilati o mandati in una compagnia punitiva. Nei sotterranei si possono vedere tre tipi di celle punitive. La maggior parte sono celle comuni dove erano rinchiusi i prigionieri durante l'istruttoria. La cella 18 è una delle celle dove venivano sbattuti i prigionieri condannati alla morte per fame. Nel 1941 le autorità del campo rinchiusero qui, tra gli altri, il sacerdote polacco Maksymilian Kolbe, che sacrificò la sua vita per salvare quella di un altro internato. La cella 20 era una segreta nella quale si verificavano casi di morte in seguito a soffocamento per mancanza d'aria. Nella cella 21 si sono conservati i disegni che vi hanno tracciato i suoi prigionieri. Nella cella 22 si trovano quattro piccoli bunker punitivi delle dimensioni di 90x90 cm, nei quali venivano chiusi quattro prigionieri alla volta tenuti a scontare una punizione speciale.

 

La resistenza

Nonostante le difficili condizioni di vita, il terrore e i pericoli costanti, i prigionieri riuscivano a svolgere attività cospirativa contro le SS all'intenro del campo di concentramento. Essa si manifestava sotto diverse forme. Allacciando contatti con la popolazione polacca residente nelle vicinanze del campo, si rendeva possibile la consegna di pacchi di alimenti e medicine ai prigionieri. Dal campo venivano trasmesse informazioni sui crimini compiuti dalle SS, si davano elenchi con i cognomi dei detenuti e degli uomini delle SS, si cercava di far fuoriuscire le prove dei crimini. Tutto ciò che era inviato fuori del campo era nascosto in diversi oggetti, spesso appositamente preparati a tal fine, e la corrispondenza tra il campo di concentramento e i centri della resistenza nel paese era cifrata. L'organizzazione segreta dava grande peso alla lotta con i detenuti delinquenti comuni, che svolgevano varie funzioni affidate loro dalle SS. Con questa lotta si mirava al ritiro graduale da quelle funzioni dei detenuti che collaboravano ciecamente con le SS, sostituendoli con prigionieri politici. Nel campo si ebbero pure azioni di aiuto reciproco tra gli internati. Viva era anche la propaganda a favore della solidarietà internazionale contro il nazifascismo e l'attività culturale, consistente in discussioni e incontri cospirativi, nella recitazione di poemi nazionali e nell'organizzazione illegale degli offici divini. Si sviluppava anche la produzione illegale di opere plastiche.

 

Il piazzale dell'appello

Durante gli appelli le SS contavano i detenuti verificandone la presenza. Agli appelli spesso si compivano pubblicamente esecuzioni capitali sulla forca mobile o su quella collettiva, una riproduzione della quale di trova sul piazzale. Il 19 luglio 1943 le SS vi impiccarono 12 prigionieri polacchi, colpevoli di aver avuto contatti con la popolazione civile e di aver aiutato tre compagni nella fuga.

 

Il crematorio e la camera a gas

Il crematorio è situato al di fuori del recinto del campo di concentramento. Davanti alla sua entrata, nel posto dove nel periodo di attività del campo di concentramento si trovava la baracca della Gestapo, si può vedere la forca alla quale il 16 aprile 1947 fu eseguita la sentenza di condanna a morte del primo comandante del KL Auschwitz Rudolf Hoss. Il locale più vasto nel crematorio era l'obitorio, che fu convertito in camera a gas provvisoria. Qui negli anni 1941-1942 furono uccisi i prigionieri bellici sovietici e gli ebrei dei ghetti organizzati dai nazisti in Alta Slesia. Nell'altra parte dello stabile si trovano due dei tre forni crematori (nei quali venivano cremati 350 corpi nel giro di 24 ore), ricostruiti con elementi metallici tedeschi originali conservati. In ogni forno venivano gettati contemporaneamente 2-3 cadaveri. Il crematorio era stato costruito dalla ditta Topf und Sohne di Erfurt, la stessa che negli anni 1942-1943 montò i forni dei quattro crematori di Birkenau. Il nome della ditta è evidenziato su alcuni elementi in ferro dei forni. Il crematorio funzionò negli anni 1940-1943.

KL AUSCHWITZ II - BIRKENAU

A circa 3 km di distanza dal campo madre si trovava il secondo campo (KL Auschwitz II - Birkenau) costruito nell'area del paese di Brzezinka. In questo campo, con una superficie di circa 175 ettari, furono costruite più di 300 baracche. Non tutte sono sopravvissute fino ad oggi. Se ne sono conservate quasi per intero 45 in muratura e 22 in legno. Al posto delle baracche bruciate e distrutte sono rimasti oggi solo i camini e i contorni dei luoghi dove sorgevano, dai quali ne risulta la grandezza e il numero. Il campo di concentramento di Birkenau era diviso in alcune aree e settori che costituivano campi separati. Il numero dei detenuti nell'agosto del 1944 raggiungeva nel complesso le 100.000 unità. Le piaghe del campo erano la mancanza d'acqua, le disastrose condizioni igieniche e l'enorme quantità di topi. A Birkenau i nazisti costruirono la maggior parte degli impianti di sterminio: 4 crematori con le camere a gas, 2 camere a gas provvisorie site in case contadine convertite a tal uso, fosse e roghi. L'area dell'ex campo di concentramento di Birkenau va visitata seguendo l'iter indicato dai segnali, che percorre tutta l'area. Si può iniziare la visita dall'ascolto delle informazioni (registrate in 12 lingue diverse) trasmesse nella torre dell'ex posto di guardia principale delle SS, da cui si può avere un'ottima panoramica del più grande campo di sterminio nazista. A diritto si trova lo scalo ferroviario al quale furono direti la maggior parte dei convogli di ebrei dall'Ungheria. A Brzezinka si possono osservare le baracche che ospitavano gli internati, conservate allo stato originale. Le baracche in muratura sono situate alla sinistra dello scalo ferroviario. Sono costruite senza fondamenta, reggendosi sul terreno pantanoso. La maggioranza delle baracche non aveva il pavimento, ma solo terra battuta che spesso si trasformava in un pantano. Nelle baracche in muratura alloggiavano le detenute che dormivano in cuccette a tre piani su paglia marcia e rancida. Su un piano dormivano circa 8 persone. Le baracche in legno (alla destra dello scalo ferroviario) erano stalle da campo per 52 cavalli dove, dopo avervi apportato qualche piccola modifica, si giunse ad alloggiarvi fino a 1.000 detenuti. Al centro delle baracche furono costruiti dei camini, attraverso i quali passava il fumo, che avrebbe dovuto riscaldare l'interno. Al termine dello scalo ferroviario si trovano le rovine di due crematori e rispettive camere a gas fatti saltare in aria dalle SS in ritirata, nel tentativo di cancellare le tracce dei crimini commessi. Nelle rovine conservate si può distinguere chiaramente lo spogliatoio sotterraneo dove si spogliavano coloro che erano portati alle camere a gas e in superficie si possono vedere le tracce di 5 forni crematori (5 buche dove erano i forni) e le rotaie sulle quali erano trasportati i cadaveri. Il crematorio n.4 fu parzialmente distrutto dai prigionieri ebrei durante la rivolta che ebbe luogo il 7 ottobre 1944. Tra le rovine dei crematori n.2 e n.3 si trova il Monumento Internazionale in Memoria delle Vittime del Nazifascismo di Auschwitz, inaugurato solennemente nell'aprile del 1967.